giovedì 15 dicembre 2011

Un paese che vola su ala di farfalla


....mi sono resa conto di aver spesso scritto riguardo alle cose che in Palestina non funzionano o non vanno.
Della confusione che avvolge le persone e più di tutti i giovani che, di fronte alla complessità della vita sotto l'Occupazione, vogliono semplicemente un'esistenza normale....
Mi sono dimenticata di sottolineare, raccontare, gridare, però, che i Territori sono pieni anche di eroi, resistenti e di persone che non mollano nonostante le difficoltà e che ancora lottano per il sogno di poter camminare liberi nella propria terra.
In questi giorni il mio pensiero va a loro: gli eroi quotidiani della vita sotto l'occupazione.


Non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli

Hanno ucciso tutti
Hanno ucciso tutti
hanno ucciso tutti i minareti
e le dolci campane
uccise le pianure e la spiaggia snella
ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.
Per te sia buono il mattino.
Non ti hanno conosciuto
non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli
e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno
e delicato stillare di corda
e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.
Per te sia buono il mattino.
Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla
e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana
e una bambina triste
per un sogno semplice e buono
che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.
Per te sia buono il mattino.
No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato
intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi
non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento
che gioiosi traboccano e svettano come palme.
Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea
nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia
con i soli di dio nell’uva di Hebron,
non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato
non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato
non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato
la loro notte non si espone al sole
alla nobile gioia.
Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?
Che cosa diremo al nostro mare?
Che cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?
Alla nostra lunga dura notte?
Dormi! Tutta questa morte basta
a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.
Dormi bel bambino.


Ibrahim Nasrallah
(trad. Wasim Damash)


domenica 4 dicembre 2011

Work, buy, consume, die



Di fronte alle grandi sfide della Palestina di oggi, ovvero creazione di un nuovo stato, lotta per il proprio patrimonio storico e artistico minacciato dalla pulizia culturale che Israele sta mettendo in atto, sfide per mantenere almeno un barlume di democrazia nel Paese, quello che mi colpisce e mi sconvolge è l'indifferenza di molti Palestinesi rispetto a questi temi e il desiderio di una vita il più possibile normale laddove normalità è sinonimo di ....consumo!!

I palestinesi di oggi vogliono la quantità, la qualità e l' ampia scelta, vogliono cortesia, convenienza e vasti assortimenti all'interno.



E se i soldi non bastano?Facile!

Ci si indebita!

Basta avere due persone che garantiscano per te grazie al loro stipendio fisso di statali e il gioco è fatto. Se invece tu stesso sei un lavoratore statale accedi automaticamente al prestito.

Dietro sembra proprio che esista una strategia precisa: gli stipendi degli statali, che oggi rappresentano la maggioranza dei lavoratori palestinesi con un posto fisso, infatti, sono garantiti dagli aiuti stranieri Unione Europea e Stati Uniti in testa: l'Autorità Palestinese, da sola, non sarebbe in grado di pagare lo stipendio dei suoi funzionari e quindi....

se l'Autorità Palestinese fa qualcosa che non garba a Stati Uniti o Europa ecco che scatta immediato il blocco degli aiuti...

e senza aiuti niente stipendi...

e senza stipendi....

non si possono più pagare le rate per i mobili nuovi, la macchina nuova, la propria festa di nozze, ma anche il frigo nuovo, la televisione nuova, il cellulare nuovo, il computer, il telefonino ecc.ecc.ecc.ecc.....

e quindi come si fa??Ovvio...

Si sciopera!

ma non più contro Israele, contro l'occupazione o contro i coloni, ma contro Abu Mazen che proprio per evitare questi pasticci interni cerca il più possibile di non urtare la sensibilità di Stati Uniti e Unione Europea.

E allora mi chiedo....come si fa a fare uno stato autonomo, se non si hanno nemmeno i soldi per pagare i propri dipendenti???





martedì 25 ottobre 2011

Giulietta e Romeo in quel di Hebron


Ebbene sì, mi dilungo a parlare ancora un po’ di lui, del proprietario del supermercato vicino alla grande  Colonia di Gosh Ation e vicino alle decine di villaggi palestinesi nella zona a Nord di Hebron…

Per comodità lo chiamerò Ofer, che in ebraico vuol dire cerbiatto ed è il protagonista di un bellissimo romanzo di David Grossman.

Ebbene, Ofer aveva dato prova di grande saggezza e spirito d’imprenditorialità. Di fronte alle proteste dei coloni che brontolavano perché il supermercato era sempre affollato da palestinesi in cerca dell’affare, aveva risposto che gli sheckel sono schekel e finchè si paga non gli importa molto se chi compra sia un figlio di Davide o di Maometto, perché in fondo, scava scava siamo tutti figli di Abramo…

E poi, proprio lui che in nome dela libertà di mercato stava mettendo a dura prova il regime di separazione che divide ormai da anni palestinesi da israeliani, è scivolato sulla buccia di banana dell’amore imprevisto fra la cassiera israeliana e il magazziniere  palestinese.

Perché il buon Ofer ha organizzato il proprio supermercato ad immagine e somiglianza dell’organizzazione di tutta Israele,  ovvero la bassa manovalanza, quella che lavora sodo e guadagna poco  è tutta palestinese, mentre il personale addetto alla cassa, quello di facciata che deve sorridere al cliente è tutto israeliano.

 E in questo piccolo microcosmo a ridosso della Colonia capitava a volte che i giovanotti palestinesi, intraprendenti e poliglotti, invitassero alla macchnietta del caffè le cassiere israeliane e complice il Nescafè o un tè al limone che scende già zuccherato anche se tu non lo vuoi con lo zucchero,  un ragazzo e una ragazza si sono innamorati e hanno deciso di rendere ufficile la loro relazione…apriti cielo!!!

Il buon Ofer ha dimenticato tutto il suo savoir faire imprenditoriale e ha scelto la via dura senza se e senza ma….il giovanotto è stato licenziato, la giovane cassiera è stata trasferita in un altro supermercato.E da oggi nel supermercato i giovani arabi non possono più rivolgere la parola alle cassiere israeliane pena il licenziamento.

E’ chiaro che in un contesto dove le persone comuni non possono nemmeno più parlarsi diventa difficile creare la pace. Peccato…ancora una volta ha vinto la logica del muro e un altro ponte possibile è crollato.

Al buon Ofer vorrei solo ricordare di stare molto attento ai suoi dipendenti arabi: molto spesso, soprattutto i giovani residenti sulle colline di Hebron, fanno innamorare cassiere e non, semplicemente con lo sguardo.


lunedì 10 ottobre 2011

Le ragioni del boicottaggio....e quelle dello shopping

Arrivando in Palestina porto sempre con me notizie sulle campagne e sulle iniziative degli attivisti internazionali contro l'occupazione: mi sembra un modo per non far sentire troppo soli i nostri amici dei Territori e per far vedere che la causa palestinese è sempre viva nei cuori degli italiani.

Fra gli strumenti di pressione su Israele più intelligenti ed efficaci c'è' sicuramente il boicottaggio di prodotti, dalla Coca Cola alla marca L'Oreal, passando per e Nestlè e Karmel, che vengono fabbricati o supportano in qualche modo l'economia delle colonie israeliane. La campagna di boicottaggio si chiama BDS: boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.

L'operazione è mirata al boicottaggio dei soli prodotti che vengono fabbricati nelle colonie israeliane ritenute illegali e non colpisce perciò tutto Israele ed è per questo che a livello mediatico, secondo me, è molto efficace sopratutto in Occidente.

La stessa Autorità Palestinese qualche tempo fa ha pubblicato e distribuito presso ogni famiglia un opuscolo in cui si spiegava esattamente quali erano i prodotti provenienti dalle colonie e che quindi era vietato comperare o esporre nei negozi. L'idea sembrava vincente e molto coraggiosa: in fondo è così che in Sud Africa si è dato inizio al processo di abolizione dell'apartheid che colpiva la popolazione nera.

E' con grande sconcerto, quindi, che ho appreso dai parenti di mio marito che ora una delle mode più diffuse presso le massaie e gli uomini del villaggio è quello di andare a fare la spesa presso il grande supermercato israeliano presso la colonia di Gosh Ation. L'andirivieni di palestinesi che fanno la spesa è così frequente che gli stessi coloni hanno protestato per il via vai di arabi indaffarati con lo shopping.

Saggia la risposta del proprietario israeliano: finché pagano...sono tutti benvenuti.
Più che le regole dell'apartheid possono quelle del commercio...

domenica 2 ottobre 2011

Jerusalem, mon amour

Riporto fedelmente dal sito "Viaggiare Sicuri" a cura dell'Unità di Crisi della Farnesina.(www.viaggiaresicuri.it).



Visto d’ingresso per entrare in Israele: non richiesto per soggiorni fino a 90 giorni di permanenza. Poiché alcuni Paesi non permettono l'ingresso a chi abbia timbri israeliani sul passaporto, i viaggiatori interessati possono richiedere alle Autorità israeliane di frontiera che i timbri d’entrata e d’uscita non vengano apposti sui loro passaporti.

Si segnala altresì che, stando alle indicazioni sinora fornite dall’Autorità israeliane, queste ultime sarebbero intenzionate ad introdurre una nuova stampigliatura che verrebbe apposta all’atto dell’ingresso in Israele a tre categorie di persone, a prescindere dalla loro nazionalità:
- ai coniugi di un palestinese;
- ai bambini al di sotto dei 16 anni, i cui genitori siano iscritti nel “Registro della Popolazione Palestinese”;

- a stranieri il cui ingresso “non sarebbe normalmente ammesso”, ma che hanno ricevuto uno speciale permesso dal COGAT
Alle categorie sopra riportate sarebbe vietato l’accesso a Gerusalemme Est e di ripartire in aereo dall’aeroporto di Ben Gurion.

Insomma se la decisione delle autorità israeliane dovesse essere confermata io e mio figlio potremo dire addio per sempre all'aeroporto di Ben Gurion, ad accedere a qualunque città di Israele, e sopratutto dovremo salutare per sempre Gerusalemme.

La decisone avrebbe delle ripercussioni pratiche molto importanti: infatti per andare a trovare i miei suoceri dovremo sempre passare da Amman, in Giordania, con un aumento dei costi e dei disagi: infatti è praticamente impossibile raggiungere la frontiera israeliana in giornata: bisogna quindi affittare una camera d'hotel per passare la notte, pensare ad un taxi o ad un mezzo pubblico che ti porta fino al confine e poi, una volta superati i controlli infiniti della famigerata frontiera di Allenby Bridge, bisogna prendere un bus che ti porta a Gerico e da Gerico andare fino a Beit Hummar e da là un altro mezzo...Tempo per raggiungere i nonni di Haron circa 48 ore, costo circa 600 Euro, contro le 6 ore scarse e i 400 euro che ci vogliono oggi per raggiungere la casa dei nonni dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

Ma al di là del disagio quello che mi amareggia e mi inquieta di più è questa volontà persecutoria nei confronti, non solo dei cittadini palestinesi, ma anche nei confronti di chi sia legato per affetti e vincoli di sangue ad un palestinese a prescindere dal suo orientamento politico, dalla sua fede religiosa, dalle sue convinzioni ideologiche, dalla sua età...

Che tipo di minaccia rappresentiamo io e mio figlio, (che oggi ha 10 mesi), per lo Stato di Israele? E perché per il solo fatto di essere legati ad un palestinese dobbiamo essere puniti in modo tanto discriminatorio?Il fatto che sul mio passaporto potrebbe essere stampigliato un timbro speciale che mi classifica come coniuge di un palestinese mi riporta a funesti ricordi di anni fa quando ad essere discriminati erano altri...
D’altronde questa differenziazione dei timbri e dei documenti d’identità non è una novità in Israele. Già oggi i cittadini palestinesi hanno una carta d’identità di colore diverso a seconda della provenienza geografica: verde se sei dei territori  della Cisgiordania, Blu se sei cittadino palestinese residente a Gerusalemme, Nero se sei un palestinese di Gaza…e ovviamente in tutti i documenti è indicata la religione per sapere immediatamente se si ha a che fare con un mussulmano o un cristiano…

E il cuore mi si riempie di amarezza pensando che forse io e mio figlio non riusciremo mai più a vedere il tramonto dai tetti di Gerusalemme ...

sabato 1 ottobre 2011

Mamme sull'orlo dell'Intifada: ovvero la geopolitica israeliana e il bagnetto di mio figlio

Che uno dei principali nodi del conflitto israelo-palestinese
fosse "il controllo delle risorse idriche*"della regione non e'
 una novita'.

D'altronde fin dalla nascita dello Stato d'Israele nel 1948, gli
ingegnosi cittadini israeliani/ hanno fatto fiorire il deserto/
sotttraendo sistematicamente acqua ai palestinesi. L'acqua
serviva, e serve tutt'ora, per l'agricoltura e l'allevamento
intensivo , per il funzionamento dell'industrie e per l'uso
quotidiano dei cittadini israeliani che, avendo uno stile di vit
molto simile a quello europeo e nordamericano, consumano ingenti
quantitartivi d'acqua per uso privato

A farne le prime spese e' stato il fiume Giordano proprio quello
dove Gesu' e' stato battezzato: oggi e' poco piu' che un rigagnolo
prosciugato fin quasi alla sorgente per i bisogni israeliani.
Anche il Mar Morto, di cui il Giordano e' l'unico affluente, e'
colpito dal fenomeno e il suo livello cala ogni anno in modo
preoccupante tant'e' che secondo alcuni esperti potrebbe
scomparire in poco tempo. E ovviamente ne risentono i rapporti con
i vicini di casa giordani che dal fiume prendono il nome e che
ono colpiti dalla sete insaziabile degli israeliani.

Anche la geografia del muro di separazione che divide i Territori
Palestinesi da Israele e' stata pensata in funzione dell'acqua:
per questo il muro molto spesso entra in pieno territorio
palestinese per decine di chilometri inglobando sorgenti e fald
acquifere sotterrane che diversamente rimarrebbero, o dovrebbero
rimanere, sotto il controllo palestinese.

Ma non finisce qui, (e come potrebbe, altrimenti?): la legge
israeliana stabilisce che i palestinesi che vogliono costruire
nuovi pozzi devono prima chiedere il permesso alle autorita'
israeliane: ci sono contadini qui che aspettano il via libera per
iniziare gli scavi da piu' di dieci anni, mentre vedono languire i
raccolti a causa della sepmpre piu' cronica mancanza d'acqua.
Inoltre in nome della sicurezza del popolo d'Israele ogni
settimana vengono interrati dalle autorita' militari i pozzi
centenari che sono da sempre sostegno delle comunita' nei periodi
di piogge scarse. D'altronde la pericolosta' di un pozzo e' cosa
nota ed e' sempre meglio tutelarsi prima che il pozzo impazzito si
faccia esplodere in un coffee bar a Tel Aviv.

Quindi, riassumendo, non si possono scavare nuovi pozzi, i pozzi
esistenti vengono interrati, le risorse idiriche all'aperto
(fiumi, torrenti, ruscelli) sono sotto il controllo
diretto israeliano.Ed ora non poteva mancare la cigliegina per
concludere il quadro: l'acqua palestinese controllata dagl
israeliani viene poi rivenduta dalle autorita' israeliane ai
palestinesi che la pagano molte volte di piu' rispetto al dovuto:
come si suol dire oltre il danno...la beffa.



Questo quadro geopolitico cosi' complicato si traduce, in questa
torrida estate palestinese, nel razionamento dell'acqua in tutte
le case di Surif, il villaggio vicino ad Hebron, dove vive la
famiglia di mio marito e dove saremo ospiti per un paio di
settimane. In pratica, vista la scarsita' d'acqua le autorita'
hanno deciso di concederne l'uso a giorni alterni nei diversi
quariteri della citta': due giorni ad uno due giorni all'altro
piu' alcune ore a tutti per fare rifornimento e organizzarsi. E
anche quando l'acqua c'e' non arriva in grandi quantita' percio'
bisogna essere sobri e non usarne troppa.

I giorni piu' duri sono stati gli ultimi due quando l'acqua e'
mancata quasi del tutto:aprivi il rubinetto e sentivi un gorgogli
di chiare fresche e dolci acque che pero' servivano per lavare la
macchina del vicino israeliano nella vicina colonia a Gush Etion
mentre a te....niente. Poi a un tratto nelle ore piu' improbabili
tipo a tarda notte o nelle prime ore del mattino l'acqua arrivava
e allora era tutto un correre con secchi, taniche, bottiglie per
fare un po' di scorta perche' adesso l'acqua c'e'... ma poi
....chissa'? E infatti dopo poco spariva proprio quando avevi
finito di insaponare per bene tutti i piatti che giacevano da un
giorno sconsolati /nell'acquaio/, che vista la situazione era piu'
un /desertaio/ dall'odore sempre piu' importante...

Direi che la persona piu' scombussolata da questa situazione e'
mio figlio Haron di dieci mesi che ha visto ridursi il suo
bagnetto quotidiano, (bagnetto consigliato dal pediatra italiano
perche' fonte di stimoli positivi e di benessere psico fisico), in
una misera doccia rapida senza l'uso di amenita' tipo paperelle,
libricini gonfiabili, bolle di sapone/ non- piu'
-lacrime/...Visto il quadro generale non vorrei che Haron, preso
dal risentimento e dalla frustrazione del mancato bagnetto e dalla
mancanza della paperetta abbandonasse Dido' e Pongo e inziasse ad
esercitarsi nel lancio di sassi...d'altronde vista la situazione
un pochino potrei anche capirlo