sabato 1 ottobre 2011

Mamme sull'orlo dell'Intifada: ovvero la geopolitica israeliana e il bagnetto di mio figlio

Che uno dei principali nodi del conflitto israelo-palestinese
fosse "il controllo delle risorse idriche*"della regione non e'
 una novita'.

D'altronde fin dalla nascita dello Stato d'Israele nel 1948, gli
ingegnosi cittadini israeliani/ hanno fatto fiorire il deserto/
sotttraendo sistematicamente acqua ai palestinesi. L'acqua
serviva, e serve tutt'ora, per l'agricoltura e l'allevamento
intensivo , per il funzionamento dell'industrie e per l'uso
quotidiano dei cittadini israeliani che, avendo uno stile di vit
molto simile a quello europeo e nordamericano, consumano ingenti
quantitartivi d'acqua per uso privato

A farne le prime spese e' stato il fiume Giordano proprio quello
dove Gesu' e' stato battezzato: oggi e' poco piu' che un rigagnolo
prosciugato fin quasi alla sorgente per i bisogni israeliani.
Anche il Mar Morto, di cui il Giordano e' l'unico affluente, e'
colpito dal fenomeno e il suo livello cala ogni anno in modo
preoccupante tant'e' che secondo alcuni esperti potrebbe
scomparire in poco tempo. E ovviamente ne risentono i rapporti con
i vicini di casa giordani che dal fiume prendono il nome e che
ono colpiti dalla sete insaziabile degli israeliani.

Anche la geografia del muro di separazione che divide i Territori
Palestinesi da Israele e' stata pensata in funzione dell'acqua:
per questo il muro molto spesso entra in pieno territorio
palestinese per decine di chilometri inglobando sorgenti e fald
acquifere sotterrane che diversamente rimarrebbero, o dovrebbero
rimanere, sotto il controllo palestinese.

Ma non finisce qui, (e come potrebbe, altrimenti?): la legge
israeliana stabilisce che i palestinesi che vogliono costruire
nuovi pozzi devono prima chiedere il permesso alle autorita'
israeliane: ci sono contadini qui che aspettano il via libera per
iniziare gli scavi da piu' di dieci anni, mentre vedono languire i
raccolti a causa della sepmpre piu' cronica mancanza d'acqua.
Inoltre in nome della sicurezza del popolo d'Israele ogni
settimana vengono interrati dalle autorita' militari i pozzi
centenari che sono da sempre sostegno delle comunita' nei periodi
di piogge scarse. D'altronde la pericolosta' di un pozzo e' cosa
nota ed e' sempre meglio tutelarsi prima che il pozzo impazzito si
faccia esplodere in un coffee bar a Tel Aviv.

Quindi, riassumendo, non si possono scavare nuovi pozzi, i pozzi
esistenti vengono interrati, le risorse idiriche all'aperto
(fiumi, torrenti, ruscelli) sono sotto il controllo
diretto israeliano.Ed ora non poteva mancare la cigliegina per
concludere il quadro: l'acqua palestinese controllata dagl
israeliani viene poi rivenduta dalle autorita' israeliane ai
palestinesi che la pagano molte volte di piu' rispetto al dovuto:
come si suol dire oltre il danno...la beffa.



Questo quadro geopolitico cosi' complicato si traduce, in questa
torrida estate palestinese, nel razionamento dell'acqua in tutte
le case di Surif, il villaggio vicino ad Hebron, dove vive la
famiglia di mio marito e dove saremo ospiti per un paio di
settimane. In pratica, vista la scarsita' d'acqua le autorita'
hanno deciso di concederne l'uso a giorni alterni nei diversi
quariteri della citta': due giorni ad uno due giorni all'altro
piu' alcune ore a tutti per fare rifornimento e organizzarsi. E
anche quando l'acqua c'e' non arriva in grandi quantita' percio'
bisogna essere sobri e non usarne troppa.

I giorni piu' duri sono stati gli ultimi due quando l'acqua e'
mancata quasi del tutto:aprivi il rubinetto e sentivi un gorgogli
di chiare fresche e dolci acque che pero' servivano per lavare la
macchina del vicino israeliano nella vicina colonia a Gush Etion
mentre a te....niente. Poi a un tratto nelle ore piu' improbabili
tipo a tarda notte o nelle prime ore del mattino l'acqua arrivava
e allora era tutto un correre con secchi, taniche, bottiglie per
fare un po' di scorta perche' adesso l'acqua c'e'... ma poi
....chissa'? E infatti dopo poco spariva proprio quando avevi
finito di insaponare per bene tutti i piatti che giacevano da un
giorno sconsolati /nell'acquaio/, che vista la situazione era piu'
un /desertaio/ dall'odore sempre piu' importante...

Direi che la persona piu' scombussolata da questa situazione e'
mio figlio Haron di dieci mesi che ha visto ridursi il suo
bagnetto quotidiano, (bagnetto consigliato dal pediatra italiano
perche' fonte di stimoli positivi e di benessere psico fisico), in
una misera doccia rapida senza l'uso di amenita' tipo paperelle,
libricini gonfiabili, bolle di sapone/ non- piu'
-lacrime/...Visto il quadro generale non vorrei che Haron, preso
dal risentimento e dalla frustrazione del mancato bagnetto e dalla
mancanza della paperetta abbandonasse Dido' e Pongo e inziasse ad
esercitarsi nel lancio di sassi...d'altronde vista la situazione
un pochino potrei anche capirlo

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