Visto d’ingresso per entrare in Israele: non richiesto per soggiorni fino a 90 giorni di permanenza. Poiché alcuni Paesi non permettono l'ingresso a chi abbia timbri israeliani sul passaporto, i viaggiatori interessati possono richiedere alle Autorità israeliane di frontiera che i timbri d’entrata e d’uscita non vengano apposti sui loro passaporti.
Si segnala altresì che, stando alle indicazioni sinora fornite dall’Autorità israeliane, queste ultime sarebbero intenzionate ad introdurre una nuova stampigliatura che verrebbe apposta all’atto dell’ingresso in Israele a tre categorie di persone, a prescindere dalla loro nazionalità:
- ai coniugi di un palestinese;
- ai bambini al di sotto dei 16 anni, i cui genitori siano iscritti nel “Registro della Popolazione Palestinese”;
- a stranieri il cui ingresso “non sarebbe normalmente ammesso”, ma che hanno ricevuto uno speciale permesso dal COGAT
Alle categorie sopra riportate sarebbe vietato l’accesso a Gerusalemme Est e di ripartire in aereo dall’aeroporto di Ben Gurion.
Insomma se la decisione delle autorità israeliane dovesse essere confermata io e mio figlio potremo dire addio per sempre all'aeroporto di Ben Gurion, ad accedere a qualunque città di Israele, e sopratutto dovremo salutare per sempre Gerusalemme.
La decisone avrebbe delle ripercussioni pratiche molto importanti: infatti per andare a trovare i miei suoceri dovremo sempre passare da Amman, in Giordania, con un aumento dei costi e dei disagi: infatti è praticamente impossibile raggiungere la frontiera israeliana in giornata: bisogna quindi affittare una camera d'hotel per passare la notte, pensare ad un taxi o ad un mezzo pubblico che ti porta fino al confine e poi, una volta superati i controlli infiniti della famigerata frontiera di Allenby Bridge, bisogna prendere un bus che ti porta a Gerico e da Gerico andare fino a Beit Hummar e da là un altro mezzo...Tempo per raggiungere i nonni di Haron circa 48 ore, costo circa 600 Euro, contro le 6 ore scarse e i 400 euro che ci vogliono oggi per raggiungere la casa dei nonni dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
Ma al di là del disagio quello che mi amareggia e mi inquieta di più è questa volontà persecutoria nei confronti, non solo dei cittadini palestinesi, ma anche nei confronti di chi sia legato per affetti e vincoli di sangue ad un palestinese a prescindere dal suo orientamento politico, dalla sua fede religiosa, dalle sue convinzioni ideologiche, dalla sua età...
Che tipo di minaccia rappresentiamo io e mio figlio, (che oggi ha 10 mesi), per lo Stato di Israele? E perché per il solo fatto di essere legati ad un palestinese dobbiamo essere puniti in modo tanto discriminatorio?Il fatto che sul mio passaporto potrebbe essere stampigliato un timbro speciale che mi classifica come coniuge di un palestinese mi riporta a funesti ricordi di anni fa quando ad essere discriminati erano altri...
D’altronde questa differenziazione dei timbri e dei documenti d’identità non è una novità in Israele. Già oggi i cittadini palestinesi hanno una carta d’identità di colore diverso a seconda della provenienza geografica: verde se sei dei territori della Cisgiordania, Blu se sei cittadino palestinese residente a Gerusalemme, Nero se sei un palestinese di Gaza…e ovviamente in tutti i documenti è indicata la religione per sapere immediatamente se si ha a che fare con un mussulmano o un cristiano…
E il cuore mi si riempie di amarezza pensando che forse io e mio figlio non riusciremo mai più a vedere il tramonto dai tetti di Gerusalemme ...
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