Ebbene sì, mi dilungo a parlare ancora un po’ di lui, del proprietario del supermercato vicino alla grande Colonia di Gosh Ation e vicino alle decine di villaggi palestinesi nella zona a Nord di Hebron…
Per comodità lo chiamerò Ofer, che in ebraico vuol dire
cerbiatto ed è il protagonista di un bellissimo romanzo di David Grossman.
Ebbene, Ofer aveva dato prova di grande saggezza e spirito d’imprenditorialità.
Di fronte alle proteste dei coloni che brontolavano perché il supermercato era
sempre affollato da palestinesi in cerca dell’affare, aveva risposto che gli
sheckel sono schekel e finchè si paga non gli importa molto se chi compra sia
un figlio di Davide o di Maometto, perché in fondo, scava scava siamo tutti
figli di Abramo…
E poi, proprio lui che in nome dela libertà di mercato stava
mettendo a dura prova il regime di separazione che divide ormai da anni
palestinesi da israeliani, è scivolato sulla buccia di banana dell’amore imprevisto
fra la cassiera israeliana e il magazziniere
palestinese.
Perché il buon Ofer ha organizzato il proprio supermercato ad
immagine e somiglianza dell’organizzazione di tutta Israele, ovvero la bassa manovalanza, quella che lavora
sodo e guadagna poco è tutta palestinese,
mentre il personale addetto alla cassa, quello di facciata che deve sorridere
al cliente è tutto israeliano.
E in questo piccolo
microcosmo a ridosso della Colonia capitava a volte che i giovanotti
palestinesi, intraprendenti e poliglotti, invitassero alla macchnietta del
caffè le cassiere israeliane e complice il Nescafè o un tè al limone che scende
già zuccherato anche se tu non lo vuoi con lo zucchero, un ragazzo e una ragazza si sono innamorati e
hanno deciso di rendere ufficile la loro relazione…apriti cielo!!!
Il buon Ofer ha dimenticato tutto il suo savoir faire
imprenditoriale e ha scelto la via dura senza se e senza ma….il giovanotto è
stato licenziato, la giovane cassiera è stata trasferita in un altro
supermercato.E da oggi nel supermercato i giovani arabi non possono più
rivolgere la parola alle cassiere israeliane pena il licenziamento.
E’ chiaro che in un contesto dove le persone comuni non
possono nemmeno più parlarsi diventa difficile creare la pace. Peccato…ancora
una volta ha vinto la logica del muro e un altro ponte possibile è crollato.
Al buon Ofer vorrei solo ricordare di stare molto attento ai
suoi dipendenti arabi: molto spesso, soprattutto i giovani residenti sulle
colline di Hebron, fanno innamorare cassiere e non, semplicemente con lo
sguardo.
